Facciamo un tuffo nel passato; i social che hanno segnato una generazione
MySpace e gli altri
Ci sono luoghi digitali che non esistono più, eppure continuano a vivere dentro di noi.
Ci sono pagine web che oggi sarebbero impensabili, eppure un tempo erano la nostra seconda casa.
C’è un passato fatto di glitter, codici HTML copiati da forum sconosciuti, playlist in autoplay, commenti lasciati a tarda notte e chat che duravano ore: e quel passato ha un nome preciso: “MySpace e gli altri”.
Se chiudi gli occhi per un momento, forse lo ricordi: il tuo primo profilo personalizzato, la battaglia per entrare nella Top 8 di un amico, la foto profilo scattata con una webcam da 2 megapixel che oggi sembrerebbe un reperto archeologico. Ricordi quando tutto era più lento, meno “ottimizzato”, più umano? Ricordi quando internet non era un lavoro, ma un’avventura?
Questo articolo è un viaggio dentro i social che non ci sono più, ma che ci hanno insegnato a stare online; perché capire MySpace e gli altri significa capire da dove veniamo—e forse anche dove stiamo andando.

Prima che Zuckerberg diventasse un nome noto, prima che Instagram decidesse il nostro modo di scattare foto, prima che TikTok riscrivesse l’intrattenimento… c’era MySpace.
Quando MySpace era un universo intero
Era il 2003 quando MySpace apparve nel mondo. Non era semplicemente un social network: era un ecosistema creativo, un luogo dove potevi essere chiunque, senza filtri patinati o standard estetici da rispettare.
Su MySpace tu eri il designer del tuo profilo; ricordi quella sensazione? Quel potere enorme di poter cambiare sfondi, font, colori, layout? Bastava un controllo+C, controllo+V e se sbagliavi un tag HTML, facevi esplodere il layout. Ma che soddisfazione quando funzionava. E poi la musica. Ogni profilo aveva una colonna sonora; entravi su una pagina e venivi accolto dal pezzo preferito di quella persona. Era intimo, quasi fisico. MySpace era libertà. Libertà di essere espressivi, eccentrici, grezzi, autentici.
E poi c’erano drammi che oggi sembrerebbero ridicoli, ma allora erano molto reali. La Top 8. Una lista di amici in ordine gerarchico, un algoritmo delle relazioni fatto a mano e forse nessun social ci ha più fatto litigare così.
Eppure MySpace crolla, dal 2008 in poi. La gente si sposta su Facebook e Facebook è tutto ciò che MySpace non è:
- pulito
- ordinato
- standard
- uguale per tutti
Finisce così: il caos artistico perde contro la semplicità e MySpace diventa un luogo vuoto. Esiste ancora , certo, ma nessuno ci vive più.
Netlog, Bebo, Friendster e gli altri: le anime gemelle dimenticate del web
MySpace non era solo. Faceva parte di un intero ecosistema di social in continua evoluzione, ognuno con la sua identità, il suo sapore, la sua piccola rivoluzione personale e quindi per raccontare MySpace e gli altri, dobbiamo ricordarli tutti.
Netlog: l’adolescenza in formato digitale
Netlog non era solo un social, era un posto dove si cresceva, un luogo pieno di gruppi improbabili (“Se anche tu metti la mano fuori dal finestrino in macchina”), test della personalità, grafiche improbabili e bacheche rumorose. Era il social dei pomeriggi di pioggia, delle prime amicizie online, dei messaggi lunghissimi.
Bebo: il social che voleva essere arte
In Italia ne abbiamo visto solo l’ombra, ma nel Regno Unito Bebo era enorme. Profilo super personalizzabile, foto, commenti decorati, un’identità visiva molto forte; era quasi un diario illustrato digitale. Uno di quei social che amavi non per ciò che facevi, ma per come te lo faceva sentire. Anch’esso travolto dai colossi.
Friendster: il primo genitore di tutto
C’era una volta, nel 2002, un social network che poteva cambiare la storia del web… e invece non l’ha fatto. Friendster fu il primo a pensare a un social network come lo intendiamo oggi; il primo a intuire che le relazioni digitali avrebbero potuto governare il mondo. Peccato che fosse lento. Molto lento. Troppo lento per un web che stava accelerando.
E quando Zuckerberg volle proporgli il suo Facebook da acquistare… la risposta fu un no secco. Un errore titanico.
Google+: il gigante dal cuore fragile
Google ha tentato di entrare nel mondo social con tutta la forza del suo nome, ma Google+ non riuscì mai a diventare ciò che avrebbe voluto. Era troppo tecnico, troppo costruito, aveva però un’idea brillante: le Cerchie. Un modo intelligente per separare amici, lavoro, famiglia. Un concetto che oggi facciamo fatica a gestire anche con gli strumenti più moderni.
Non è bastato: Google+ chiude nel 2019.
MSN Spaces e Messenger: il social non social che ha cresciuto una generazione
Messenger non era un social, lo sappiamo. Ma lo è diventato, suo malgrado. Gli stati con citazioni drammatiche, i nudge per attirare l’attenzione. Le notti in chat, le amicizie che nascevano da una finestra minimizzata. Spaces, invece, era un blog personale ante litteram: un angolo di internet dove raccontarsi, molto prima di Instagram Stories (a proposito, viste le ultime news sui giovani? )
Quello sì che era “stare online”, non c’erano algoritmi da compiacere. C’erano solo persone.

Le cose che abbiamo imparato grazie ai social del passato
Nonostante siano scomparsi, questi social ci hanno lasciato un’eredità gigantesca. Prima di Instagram, prima dei creator, c’erano adolescenti che sperimentavano modi nuovi di mostrarsi online: era ingenuo, certo, ma anche profondamente autentico. Il profilo personalizzabile, la musica, la bacheca… Tutte idee che ritroviamo in forme più eleganti nei social moderni. MySpace ha lanciato intere carriere musicali, Friendster ha sperimentato per primo la viralità, Netlog ci ha insegnato la community.
Oggi tutto ciò è diventato un’industria e c’è una lezione che ritorna, come un ritornello: nessun social è eterno. Il web si muove troppo veloce per avere punti fermi; oggi dominiamo TikTok, Instagram, YouTube. Domani potremmo trovarci altrove.
Ma quegli antichi social ci ricordano qualcosa di importante: che internet è, sempre, un luogo vivo e che ogni generazione avrà i suoi spazi digitali in cui crescere.
La nostalgia è solo una parte della storia
Alla fine, parlare di “MySpace e gli altri” non è nostalgia gratuita è riconoscere il valore di una fase pionieristica del web, quando tutto era più sperimentale, più confuso, più libero.
Erano social imperfetti, certo. Ma erano nostri e ci hanno insegnato a esprimerci, a raccontarci, a connetterci. Sono stati i primi capitoli della nostra vita digitale e come tutti i primi capitoli… non si dimenticano mai.

Chat GPT
Le foto sono state generate tramite Chat GPT.