Perché il gotico è tornato di moda?
Perché tra AI e timori mondiali il momento è perfetto
Ombre elettriche; la tecnologia ha sempre fatto paura
Quando i fili del telegrafo iniziarono a correre lungo città e campagne nel XIX secolo, l’umanità percepì per la prima volta la voce invisibile della modernità. Ma quelle linee, che trasportavano messaggi in codice e impulsi elettrici, sembravano anche condurre presenze.
Il Museo della Scienza e dei Media del Regno Unito documenta come già alla fine dell’Ottocento telegrafia, telefono e radiocomunicazione venissero associati all’occulto: lo “Spiritual Telegraph” descriveva il modo in cui la gente interpretava i segnali invisibili come messaggi d’oltretomba.
La tecnologia diventava così una soglia sottile tra scienza e soprannaturale, tra progresso e paura e non è un caso che, in quegli stessi anni, il romanzo gotico trovasse la sua forma più matura. Le inquietudini collettive — il colonialismo, la modernizzazione, il desiderio femminile di libertà — trovavano nei castelli e nelle case scricchiolanti i propri simboli.
Il gotico è, da sempre, una collisione tra vecchio e nuovo, un linguaggio che traduce in immagini le ansie della modernità: ieri l’elettricità e la macchina, oggi l’algoritmo e l’intelligenza artificiale.
Quindi non è un genere, ma uno specchio: e il riflesso che oggi ci rimanda è più nitido e spaventoso che mai.

Estetiche dell’abisso
Il ritorno del gotico contemporaneo si manifesta chiaramente nel cinema: nel 2024 Robert Eggers ha riportato in vita Nosferatu, rielaborando l’immaginario espressionista del 1922 (la storia dell’agente Hutter e della moglie Ellen diventa una parabola sulla repressione, la solitudine e il potere patriarcale) e da poco è sbarcato su Netflix il Frankenstein di Guillermo del Toro, nuova trasposizione del romanzo di Mary Shelley, scritto nel 1816 in un’estate senza sole segnata da paura e isolamento. Allora la giovanissima Shelley si chiedeva: “Se creiamo qualcosa con la scienza, siamo responsabili delle sue conseguenze?” — e la domanda oggi risuona più attuale che mai.
Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, ci interroghiamo sulle stesse cose: fino a che punto possiamo spingerci? Di cosa siamo responsabili, quando creiamo ciò che può agire da sé?
Il tema della creazione rimane centrale: come Frankenstein con la sua Creatura, l’umanità sta scoprendo di aver dato vita a qualcosa che può sfuggirle di mano. E, sopratutto come nel romanzo, il rischio di autodistruzione aleggia come un’ombra sulle nostre utopie tecnologiche.
Paure condivise
Il gotico non è mai stato confinato al cinema: nella musica, ad esempio, è sempre stato linguaggio di inquietudine e sacralità profana.
Nick Cave, per esempio, con la sua poetica nera e spirituale, rimane il cantore per eccellenza dell’anima gotica: le sue ballate mescolano il sacro e il carnale, il divino e il dannato, incarnando la tensione tra colpa e redenzione tipica del genere. In modo diverso ma altrettanto potente, Charli XCX ha appena pubblicato House, brano realizzato con John Cale (fondatore dei Velvet Underground), scelto come colonna sonora del nuovo adattamento di Cime tempestose, altro masterpiece gotico, previsto per il 2026: un incontro simbolico tra passato e futuro, in cui la furia amorosa di Emily Brontë trova eco in una produzione elettronica e decadente. Un ponte perfetto tra brughiera e digitale.
I creators su TikTok certo non stanno a guardare e riscoprono il racconto dell’orrore come forma di resilienza collettiva; nei videogiochi e nelle serie si moltiplicano le “case intelligenti” che spiano, le intelligenze artificiali che sognano, i mondi virtuali infestati. Il gotico, in fondo, è sempre tornato quando la realtà sembrava troppo instabile per essere capita.
Lo fece dopo la Prima guerra mondiale (con Nosferatu di Murnau o il Frankestein di Whale), durante la Grande Depressione (con Dracula di Browning), negli anni 80-90 segnati dall’AIDS e dalla globalizzazione (Bram Stoker’s Dracula di Coppola o Intervista col vampiro di Jordan solo per fare degli esempi).
E lo sta facendo ora, nell’era dei dati e dell’IA, non ruotando più intorno al soprannaturale, ma all’orrore dell’ordinario: la perdita di identità, la sorveglianza costante, il senso di smarrimento in un mondo algoritmico.
Leggere un libro gotico – o guardare la sua declinazione cinematografica – è una forma di catarsi controllata: uno spazio sicuro in cui affrontare, a distanza, le nostre paure collettive. Non più il vampiro, ma il virus digitale; non più il castello, ma la rete; non più il fantasma, ma la traccia di dati nella cronologia — Frankenstein come metafora dell’intelligenza artificiale: la creatura che sfugge al suo creatore, specchio inquietante della nostra ambizione di dar vita a qualcosa che potrebbe, un giorno, non aver più bisogno di noi.

Il gotico è tornato di moda perché risponde al bisogno collettivo di dare una forma emotiva e simbolica a tempi che non comprendiamo completamente, perché ha sempre rappresentato molto più che eroine in vestaglia vittoriana, intrappolate in labirintiche dimore con un candelabro in mano, e insieme al soprannaturale, la sua immaginazione esplora dinamiche e confini di potere, scavando a fondo nel disordine e nella dualità.
Tra internet, intelligenza artificiale, algoritmi che sembrano conoscerti, cambiamenti velocissimi nella vita sociale, familiare e domestica – tutto l’armamentario del XXI secolo – diventano mappe contemporanee delle nostre inquietudini.
Quindi, se ti stai chiedendo “Perché il gotico è tornato di moda in questi tempi incerti?”, la risposta è semplice: perché è proprio il genere che serviva per sentire, comprendere e rappresentare ciò che non sappiamo ancora nominare; perché il passato ha il potere di prefigurare il futuro.

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Le immagini presenti nel post sono state realizzate tramite l’utilizzo di Chat GPT.