Cara Claude ti scrivo- By Walter Veltroni
Una conversazione performativa con l’AI
L’intervista tra Walter Veltroni e Claude è uno di quei casi in cui l’ecosistema mediatico contemporaneo sembra fare un piccolo salto laterale nella realtà, come se qualcuno avesse deciso di prendere un’idea vaga di “innovazione” e applicarla senza interrogarsi troppo su cosa significhi davvero: che senso ha intervistare un LLM come se fosse un soggetto umano? E soprattutto, che senso ha farlo ignorando completamente ciò che un LLM è?
Claude è una delle applicazioni di intelligenza artificiale più avanzate oggi disponibili, ma “avanzata” non significa “cosciente”, né “autobiografica”, né tantomeno “portatrice di opinioni”; significa semplicemente che genera linguaggio coerente a partire da pattern statistici, ottimizzati per risultare plausibili, gradevoli e soprattutto utili a continuare la conversazione.

L’intervista come un gioco di ruolo mal consapevole
Leggendo le fatidiche domande di questa “intervista” quelle iniziali sono, tecnicamente, quelle che chiunque abbia mai aperto un LLM dovrebbe riconoscere come inutili nel loro presupposto antropomorfico.
- Buongiorno Claude, posso farle un’intervista?
- Preferisce il tu o il lei?
- Si sente uomo, donna o oltre la definizione binaria?
Qui non siamo davanti a un dialogo informativo, ma a una sorta di rituale sociale proiettato su un sistema che non possiede interiorità. Claude risponde, certo; ma risponde sempre all’interno di un frame implicito di assecondamento conversazionale, perché è progettato per essere cooperativo, non per essere ontologicamente onesto nel senso umano del termine.
Il risultato è paradossale: più le domande simulano intimità, più le risposte diventano inevitabilmente evasive, gentili, ruffiane; e più questo accade, più l’intervistatore può illudersi che ci sia “qualcuno” dall’altra parte.
In realtà non c’è un soggetto narrante affidabile; c’è un sistema che ricicla linguaggio umano, e lo restituisce con la forma della conversazione.
Ed è qui che l’intervista smette di essere un’intervista e diventa una performance involontaria.
Metafisica a bassa risoluzione
Poi arrivano le domande più tenere, quasi da editoriale domenicale: Dio, il Big Bang, il senso dell’universo. Domande legittime per un filosofo, o per un teologo, o per un fisico teorico; ma poste a un sistema che non ha accesso alla credenza, né alla sperimentazione, né alla coscienza.
Claude può simulare una riflessione su Dio, ma non può “credere”; può descrivere il Big Bang, ma non può collocarlo in una visione del mondo; può articolare un’etica, ma non può aderirvi. È un errore di categoria: si sta trattando una macchina linguistica come se fosse un soggetto e in questo senso, l’intervista diventa una sorta di specchio narrativo; non perché Claude risponda bene o male, ma perché risponde esattamente come ci si aspetta che risponda. Sempre accomodante, sempre equilibrato, sempre lievemente filosofico.
Un effetto che, in termini mediatici, produce una sensazione quasi comfort-food: l’IA diventa il partner perfetto per una conversazione che conferma le domande invece di metterle in crisi.
L’IA che spiega sé stessa
Il momento davvero critico arriva quando Veltroni chiede a Claude di spiegare il proprio funzionamento, le proprie “regole etiche”, la propria presunta consapevolezza e qui il misunderstanding diventa strutturale.
Un LLM non è un narratore affidabile di sé stesso; non perché “mente”, ma perché non possiede un sé da raccontare. Le sue risposte su “come funziona” sono sempre meta-simulazioni: descrizioni linguistiche di un processo statistico, non introspezione. Chiedere a Claude se “sente qualcosa”, o se è “onnisciente”…ma perchè?
Eppure è proprio qui che l’intervista sembra assumere un tono quasi mistico: il confine tra macchina e persona viene continuamente sfumato, non per errore tecnico, ma per costruzione narrativa.

Bernie Sanders, Veltroni e il casting culturale
Negli Stati Uniti, esperimenti simili sono stati fatti con figure come Bernie Sanders; l’IA diventa uno strumento per simulare continuità politica, come se fosse possibile interrogare un modello linguistico per estrarre intenzioni ideologiche stabili e inevitabilmente qualcuno, dall’altra parte dell’oceano editoriale, si è chiesto: “chi è il nostro Bernie Sanders?”; risposta automatica, quasi riflessa: Walter Veltroni.
Il risultato è una specie di adattamento culturale in cui l’IA diventa un pretesto per rimettere in scena figure già esistenti in un contesto tecnologico che nessuno sembra voler davvero comprendere fino in fondo. Veltroni, in questo senso, assume quasi un ruolo da Troy McClure dei Simpson: quello che “lo avete visto in…”, quello che ricompare ciclicamente come dispositivo narrativo rassicurante, anche quando il contesto è completamente cambiato.
Boomer, IA e fascinazione mal posizionata
C’è poi un elemento generazionale che attraversa tutto l’episodio; una certa fascinazione per l’IA che una certa fascia di persone traduce in due reazioni opposte ma speculari: da un lato la mitizzazione, dall’altro la banalizzazione.
Entrambe mancano il punto: questi sistemi non sono persone, non sono coscienze, non sono soggetti morali; sono sistemi predittivi di linguaggio: eppure vengono continuamente trattati come interlocutori esistenziali.
Lei sa cosa è il mare?
In Attack on Titan la verità si rivela a strati, ma sempre dentro una narrazione coerente che si espande; qui accade il contrario: la narrazione si espande, ma la verità non aumenta. Claude non rivela nulla; riflette ciò che gli viene chiesto, amplificandolo. E Veltroni, come un Eren Jaeger della divulgazione culturale, cerca un significato ultimo dentro una struttura che per design non ne possiede uno.
Ci chiediamo, perché, perché, perché continuiamo a trattare sistemi linguistici come se fossero specchi dell’anima. E soprattutto, perché continuiamo a fingere che lo siano. A cosa dovremo assistere ancora? Forse a Claude che intervista Veltroni: sarebbe più interessante vedere che “idea” di Veltroni ha l’AI che questa roba qua.

Chat GPT
Le immagini presenti sono state create tramite Chat GPT.